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Nel 1118, al termine della Prima Crociata, nove Cavalieri capeggiati da Hugues de Payns si recarono in Terrasanta per mettere, a disposizione del Re di Gerusalemme, la loro esperienza di abili cavalieri per la difesa dei pellegrini che si recavano in Terrasanta a visitare i luoghi sacri per i cristiani. Baldovino II, Re di Gerusalemme, donò ad Hugues de Payns e ad i suoi cavalieri, come sede, una parte della spianata del Tempio di Salomone nei pressi del Palazzo Reale, là dove i musulmani avevano edificato la Moschea Al-Aqsa; fu a seguito di ciò che la “Milizia dei Poveri Cavalieri di Cristo del Tempio di Salomone” furono semplicemente chiamati “TEMPLARI”. All’inizio i cavalieri seguirono la Regola di S. Agostino, pronunciando i voti di povertà, castità ed obbedienza. Dopo il Concilio di Troyes del 1128, si ebbe il riconoscimento ufficiale della Chiesa di Roma, ottenendo autonomia da ogni autorità civile e religiosa e solo alla dipendenza diretta del Pontefice. Durante il predetto Concilio, San Bernardo di Chiaravalle fisserà, nel trattato “DE LAUDE NOVAE MILITIAE” quelli che poi saranno stati fino alla fine i criteri formali e spirituali che contraddistingueranno i Cavalieri Templari. I loro possedimenti furono esenti da qualsiasi tassa e innumerevoli furono le donazioni destinate al “Tempio”. Parteciparono a Crociate e battaglie distinguendosi per abilità e coraggio, essi non chiedevano mai quanti fossero i nemici, ma dove fossero, furono temuti e stimati dagli avversari con i quali, nei periodi di pace, ebbero numerose frequentazioni, avvicinando la mistica cristiana alle conoscenze e tradizioni dell’Islam. Pietre miliari del sacrificio templare: la difesa di Gaza 1171, la battaglia di Tiberiade 1187, la vittoria su Saladino ad Arsuf 1191, il sacrificio di Damietta 1219, la gloria di Mansurah 1290, il martirio di Sephet 1262, l’olocausto di S. Giovanni D’Acri 1291. Furono altresì grandi costruttori di fortezze inespugnabili dislocate in punti strategici: Baghras, Saphet e Castel Pellegrino o Athlit. Negli ultimi anni di vita dell’Ordine i Cavalieri si indirizzarono verso il campo amministrativo-finanziario, banchieri e tesorieri di fiducia di Re, Papi, Principi feudali, comuni e repubbliche marinare, inventarono tra l’altro la lettera di credito grazie alla quale il denaro poteva circolare ovunque con sicurezza e riservatezza visto che la pergamena era scritta in alfabeto cifrato e con sigillo dell’Ordine.

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La loro ricchezza e la potenza acquisita furono i veri nemici del Tempio, che dopo pochi anni affrontò la cupidigia degli uomini e l’invidia di laici ed ecclesiastici potenti. Tra di essi il più accanito si dimostrò il Re di Francia Filippo il Bello, che doveva ingenti somme al Tempio di Parigi e non poteva più permettere ai Templari di essere uno Stato dentro il suo Stato. Fin dal 1305 Filippo aveva proposto al Gran Maestro Jaques de Molay l’ingresso nell’Ordine di un suo uomo di fiducia con l’evidente intento di controllare il Tempio e addirittura di reggerlo direttamente. Dopo averne ricevuto un rifiuto, decise di passare a vie di fatto utilizzando un sistema allora molto in voga per distruggere gli avversari: l’accusa di eresia. Il suo braccio destro Nogaret arrestò simultaneamente il 13 ottobre 1307 tutti i Cavalieri Templari del regno ed iniziò ad interrogarli per mezzo di torture. Trascorsero cinque anni terribili tra torture, ripensamenti del Papa Clemente V, succube del Re francese (non dimentichiamo che stiamo parlando del periodo Avignonese del Papato) flebili speranze di giustizia, vessazioni e roghi scellerati. Nel Concilio di Vienne, dopo la “Vox in excelso” che sopprimeva l’Ordine, venne emanata nel 1312, una nuova bolla – “Ad providam” – con la quale il Papa destinava i beni dei Templari all’Ordine degli Ospitalieri, detti anche Cavalieri di Rodi i quali, circa due secoli dopo, assumeranno il nome di Cavalieri di Malta. L’Ordine del Tempio – per la Chiesa – era di fatto sciolto. Il Gran Maestro dei Templari Jacques de Molay, imprigionato con altri dignitari e costretto sotto tortura, a confessare colpe ignobili, ebbe modo di ascoltare il 18 marzo 1314 le accuse che gli venivano mosse sulla base delle sue “confessioni”. Indignato ritrattò con orgoglio ogni parola, accettando così la tragica conseguenza di essere messo a morte al rogo insieme al Precettore di Normandia Goffredo di Charney, presso un isolotto della Senna a Parigi. De Molay, prima di morire, chiamò fieramente, a comparire al cospetto del Tribunale celeste i suoi ingiusti persecutori, entro un anno dalla sua fine.Di lì a pochi mesi morirono stranamente, sia Nogaret, ucciso, sia il Pontefice Clemente V, a seguito di grave malattia, che il Re Filippo il Bello, in un incidente di caccia. Così, almeno secondo la storiografia ufficiale, finiva la vita dell’Ordine dei Poveri Cavalieri di Cristo del Tempio di Salomone detti Templari.

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